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Il Cinema a Casa

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#Oscars2014 

Dato che quest’anno ho visto una buona parte dei film candidati all’Oscar, ho deciso di fare una lista di quelli che SPERO vincano. Non posso fare pronostici perchè per quelli dovrei aver visto proprio tutto tutto!

Miglior film: Dallas Buyers Club [premesso che ho molto apprezzato anche Gravity, Her e The Wolf of Wall Street, mentre non ho visto gli altri, trovo che questo sia il più completo, anche se forse il più classico]

Miglior Regia: Gravity [non che Scorsese non abbia giocato da maestro come sempre - o quasi - ma Gravity aveva ‘qualcosa’]

Miglior Attore Protagonista: Matthew McConaughey/Leonardo di Caprio [entrambi hanno fatto delle interpretazioni magistrali. E’ difficile scegliere, perchè i due generi di film erano troppo diversi. Certo, Di Caprio sarebbe anche ora lo vincesse, anche perchè non è da tutti reggere in modo tanto magistrale una commedia. Di tre ore, oltretutto]

Miglior Attrice Protagonista: Amy Adams [in realtà tra quelli in gara ne ho visti solo due, quindi non sono assolutamente in grado di dare un giudizio decente..ammetto che Amy Adams mi ha stupita, però da qui a vincere l’Oscar..non saprei] 

Miglior attore non protagonista: Jared Leto [no, ok, questo è solo sbimbominkiamento. La verità è che se l’è cavata ed era un ruolo molto interessante, il suo. Però non penso abbia proprio brillato, come interpretazione. Non ho ancora capito se l’inespressività fosse dovuta al personaggio, alla mancanza di talento o all’assenza delle sue sopracciglia. Però apprezzo l’impegno, e poi è Jared, dai]

Miglior Attrice non protagonista: Jennifer Lawrence [mi ha stupita, ha fatto una gran bell’interpretazione, dimostrando di saper essere molto duttile. Poi gli altri film non li ho visti, quindi non so]

Migliore sceneggiatura originale: Her [per l’originalità. American Hustle era ‘carino’, una bella sceneggiatura, ma a mio parere nulla di originale. Dallas Buyers Club si è perso nella seconda metà. Blue Jasmine avrei voluto vederlo]

Migliore sceneggiatura non originale: The Wolf of Wall Street [..ma perchè tra quelli in gara è l’unico che ho visto]

Migliore fotografia: Gravity [ok, non ho visto gli altri, ma Gravity secondo me era davvero notevole]

Migliore sceneggiatura: Gravity [vedi su]

Miglior montaggio: Dallas Buyers Club [aveva un suo perchè. Ok, sono ignorantissima. Però mmh]

Migliore colonna sonora: Her

American Hustle: siamo stati travolti dalla pubblicità e dagli elogi rivolti a questo film e siamo ancora in attesa di scoprire se qualcuna delle sue svariate candidature all’Oscar lo meriterà davvero, dunque in questo panorama forse un po’ viziato dalle spinte mediatiche è difficile dare un parere obbiettivo su questo film. Vorrei sottolineare come questa sia una recensione del tutto personale e dunque soggettiva, specie perchè, dato il genere di film, non ho ancora sufficiente esperienza a riguardo. Ebbene, io l’ho trovato ben fatto. Tutto fila, e fila bene. Christian Bale fa un buon lavoro, anche se onestamente non trovo che possa competere all’Oscar con interpretazioni ben più intense come quella di Matthew McConaughey (in Dallas Buyers Club), Amy Adams riscuote un indiscusso fascino con la sua bellezza ma anche con la sua bravura, e Jennifer Lawrence stupisce con la sua recitazione brillante ed a quanto pare versatile (eravamo abituati a vederla nei panni ben più drammatici della protagonista di Hunger Games). Il film è ben calibrato, non annoia, fa sorridere, gioca bene le sue carte e nel complesso non ha difetti degni di nota. Insomma, è un film che non delude, a patto di non essersi fatti enormi aspettative: non vedo assolutamente la necessità, a quanto pare invece diffusa, di inneggiare al capolavoro, forse perchè di innovativo non ha nulla, e non lascia allo spettatore niente più che una trama interessante.
***COMMEDIA

American Hustle: siamo stati travolti dalla pubblicità e dagli elogi rivolti a questo film e siamo ancora in attesa di scoprire se qualcuna delle sue svariate candidature all’Oscar lo meriterà davvero, dunque in questo panorama forse un po’ viziato dalle spinte mediatiche è difficile dare un parere obbiettivo su questo film. Vorrei sottolineare come questa sia una recensione del tutto personale e dunque soggettiva, specie perchè, dato il genere di film, non ho ancora sufficiente esperienza a riguardo. Ebbene, io l’ho trovato ben fatto. Tutto fila, e fila bene. Christian Bale fa un buon lavoro, anche se onestamente non trovo che possa competere all’Oscar con interpretazioni ben più intense come quella di Matthew McConaughey (in Dallas Buyers Club), Amy Adams riscuote un indiscusso fascino con la sua bellezza ma anche con la sua bravura, e Jennifer Lawrence stupisce con la sua recitazione brillante ed a quanto pare versatile (eravamo abituati a vederla nei panni ben più drammatici della protagonista di Hunger Games). Il film è ben calibrato, non annoia, fa sorridere, gioca bene le sue carte e nel complesso non ha difetti degni di nota. Insomma, è un film che non delude, a patto di non essersi fatti enormi aspettative: non vedo assolutamente la necessità, a quanto pare invece diffusa, di inneggiare al capolavoro, forse perchè di innovativo non ha nulla, e non lascia allo spettatore niente più che una trama interessante.

***
COMMEDIA

Her: piuttosto lontano dai canoni hollywooddiani a cui siamo abituati, questo film trova il suo modo di comunicare attraverso i lunghi silenzi, il suono del pianoforte, e le più piccole espressioni della voce: tutto il resto, è superfluo. Vediamo, dunque, un Joaquin Phoenix in forma, un’Amy Adams quasi irriconoscibile, ma piacevole, e la vera protagonista della pellicola, l’invisibile Scarlett Johansson, per la quale “vedere” non è il verbo adatto, dato che la sua intepretazione, dall’inizio alla fine, è solo vocale, per non dire un’eccellente prova di stile. Nonostante la chiara povertà di effetti cinematografici degni di nota, la trama si dispiega con dolcezza, accompagna lo spettatore in un lento precipitare verso la scoperta di luoghi interiori, dove il luogo geografico è coreografia ed il vero spazio è quello che ci si crea nella mente o, in questo caso, nel cuore. Persino l’elemento della fantascienza è secondario, e lascia che in primo piano emergano i sentimenti puri, finchè il pubblico, verso la fine del film, non solo dimentica lo stupore provato nell’impatto iniziale con la storia, ma finisce per chiedersi come abbia potuto meravigliarsi di tale stranezza. Notevole, infine, come, sempre in modo progressivo, [SPOILER] diminuisca, cessi e poi si inverta il divario tra l’essere umano e la macchina. Se inizialmente, infatti, l’uomo sembra l’essere illimitato, tra i due, e via via le entità sembrino equipararsi, verso la fine è la stessa macchina, Samantha, a conquistare quell’aggettivo, suggerendo invece la limitatezza dell’altro.[FINE SPOILER]
***e mezzaROMANTICO/FANTASCIENZA

Her: piuttosto lontano dai canoni hollywooddiani a cui siamo abituati, questo film trova il suo modo di comunicare attraverso i lunghi silenzi, il suono del pianoforte, e le più piccole espressioni della voce: tutto il resto, è superfluo. Vediamo, dunque, un Joaquin Phoenix in forma, un’Amy Adams quasi irriconoscibile, ma piacevole, e la vera protagonista della pellicola, l’invisibile Scarlett Johansson, per la quale “vedere” non è il verbo adatto, dato che la sua intepretazione, dall’inizio alla fine, è solo vocale, per non dire un’eccellente prova di stile. Nonostante la chiara povertà di effetti cinematografici degni di nota, la trama si dispiega con dolcezza, accompagna lo spettatore in un lento precipitare verso la scoperta di luoghi interiori, dove il luogo geografico è coreografia ed il vero spazio è quello che ci si crea nella mente o, in questo caso, nel cuore. Persino l’elemento della fantascienza è secondario, e lascia che in primo piano emergano i sentimenti puri, finchè il pubblico, verso la fine del film, non solo dimentica lo stupore provato nell’impatto iniziale con la storia, ma finisce per chiedersi come abbia potuto meravigliarsi di tale stranezza. Notevole, infine, come, sempre in modo progressivo, [SPOILER] diminuisca, cessi e poi si inverta il divario tra l’essere umano e la macchina. Se inizialmente, infatti, l’uomo sembra l’essere illimitato, tra i due, e via via le entità sembrino equipararsi, verso la fine è la stessa macchina, Samantha, a conquistare quell’aggettivo, suggerendo invece la limitatezza dell’altro.[FINE SPOILER]

***e mezza
ROMANTICO/FANTASCIENZA

Dallas Buyers Club: L’intensa e notevole interpretazione del protagonista, Matthew McConaughey, è l’elemento trainante di questo film. Dall’avvio convincente al finale forse un po’ più debole - vuoi perchè tratto da una storia vera, e si sa, la realtà non è mai cinematografica come ciò che il pubblico si aspetta di vedere - Dallas Buyers Club è una pellicola che riesce a mettere insieme dramma e sorrisi, conquistando lo spettatore con la sua regia dinamica ed il dolce ma carismatico personaggio di Rayon, interpretato da un Jared Leto forse non particolamente espressivo, ma comunque degno di nota - la mancanza di sopracciglia di sicuro ha reso più ardua l’impresa comunicativa, per lui - senza appesantire troppo l’insieme. Si tratta di un film che vale le sue due ore di durata, fa riflettere su tematiche sempre attuali, e regala lo scorcio di una di quelle esperienze che vale la pena di veder raccontate. Consigliato.
***e mezzaDRAMMATICO/BIOGRAFICO

Dallas Buyers Club: L’intensa e notevole interpretazione del protagonista, Matthew McConaughey, è l’elemento trainante di questo film. Dall’avvio convincente al finale forse un po’ più debole - vuoi perchè tratto da una storia vera, e si sa, la realtà non è mai cinematografica come ciò che il pubblico si aspetta di vedere - Dallas Buyers Club è una pellicola che riesce a mettere insieme dramma e sorrisi, conquistando lo spettatore con la sua regia dinamica ed il dolce ma carismatico personaggio di Rayon, interpretato da un Jared Leto forse non particolamente espressivo, ma comunque degno di nota - la mancanza di sopracciglia di sicuro ha reso più ardua l’impresa comunicativa, per lui - senza appesantire troppo l’insieme. Si tratta di un film che vale le sue due ore di durata, fa riflettere su tematiche sempre attuali, e regala lo scorcio di una di quelle esperienze che vale la pena di veder raccontate. Consigliato.

***e mezza
DRAMMATICO/BIOGRAFICO

Le streghe di Salem: delle grottesche donne dalle sembianze quasi deformi, i corpi trascurati, le forme cascanti, si riuniscono nei boschi di Salem, dando vita, con i loro macabri rituali, alla tradizione che le vede protagoniste dei roghi del 1692, e che le riscopre fautrici della maledizione gettata da loro stesse sulle discendenti di chi le ha condannate. Questo il punto di partenza di quella che sembrava essere una promettente sperimentazione di un horror almeno un paio di spanne lontano dai clichè onnipresenti delle pellicole degli ultimi anni. Con la sua atmosfera cupa, dai rossi azzardati, una protagonista moderna, rappresentativa dell’intera scenografia del tutto sopra le righe, le luci al neon, i fotogrammi dalla stravagante intensità visiva ed una trama sulle prime incalzante, questa pellicola si costruisce su materiale insolito ma piuttosto valido, che ne risulta, a ben vedere, il tratto più distintivo e più valorizzato, tanto da porre in secondo piano - se non in ultimo - tutti gli elementi narrativi necessari perchè un film possa essere considerato tale. Se da un lato scopriamo qualcosa di lynchano, nel modo in cui Rob Zombie manipola lo spazio-tempo all’interno dei suoi 100 minuti di pellicola, dall’altro egli non potrebbe allontanarsi di più dalle atmosfere dell’autore di Inland Empire. Se queste, pur nella loro frequente incomprensibilità, lasciavano nello spettatore un’inquietudine tale da poter avvertire tutto, fuorchè indifferenza, le Streghe di Salem rende quest’ultima protagonista, fin dal momento in cui ciascuno dei personaggi presentatici sfuma nello sfondo, dimenticato, irrisolto, evanescente come d’altronde la trama stessa. Dopo un inizio piuttosto piacevole, in cui ci si illude che il tempo sia scandito dai giorni della settimana, regolari quanto tutto sommato privi di utilità, non si può ignorare come, via via, ognuno degli elementi introdotti, dalla tossicodipendenza, agli svariati personaggi, allo stesso concetto di Anticristo, appena sfiorato, perdano vigore, diventando il superficiale pretesto per dare inizio alla presentazione di una serie di immagini di pretenziosa e spesso insensata blasfemia, che si risolve nel nulla di fatto. L’empatia è annullata dalla superficialità con cui vengono affrontate le tematiche, la paura dal grottesco - buon potenziale, ma mal dosato - il significato resta un mistero che al termine della visione non si ha alcuna voglia di scoprire. Un film dalle tinte interessanti, che, come tanti altri, non riesce a mantenere quel che promette e che probabilmente non verrà ricordato.*HORROR

Le streghe di Salem: delle grottesche donne dalle sembianze quasi deformi, i corpi trascurati, le forme cascanti, si riuniscono nei boschi di Salem, dando vita, con i loro macabri rituali, alla tradizione che le vede protagoniste dei roghi del 1692, e che le riscopre fautrici della maledizione gettata da loro stesse sulle discendenti di chi le ha condannate. Questo il punto di partenza di quella che sembrava essere una promettente sperimentazione di un horror almeno un paio di spanne lontano dai clichè onnipresenti delle pellicole degli ultimi anni. Con la sua atmosfera cupa, dai rossi azzardati, una protagonista moderna, rappresentativa dell’intera scenografia del tutto sopra le righe, le luci al neon, i fotogrammi dalla stravagante intensità visiva ed una trama sulle prime incalzante, questa pellicola si costruisce su materiale insolito ma piuttosto valido, che ne risulta, a ben vedere, il tratto più distintivo e più valorizzato, tanto da porre in secondo piano - se non in ultimo - tutti gli elementi narrativi necessari perchè un film possa essere considerato tale. Se da un lato scopriamo qualcosa di lynchano, nel modo in cui Rob Zombie manipola lo spazio-tempo all’interno dei suoi 100 minuti di pellicola, dall’altro egli non potrebbe allontanarsi di più dalle atmosfere dell’autore di Inland Empire. Se queste, pur nella loro frequente incomprensibilità, lasciavano nello spettatore un’inquietudine tale da poter avvertire tutto, fuorchè indifferenza, le Streghe di Salem rende quest’ultima protagonista, fin dal momento in cui ciascuno dei personaggi presentatici sfuma nello sfondo, dimenticato, irrisolto, evanescente come d’altronde la trama stessa. Dopo un inizio piuttosto piacevole, in cui ci si illude che il tempo sia scandito dai giorni della settimana, regolari quanto tutto sommato privi di utilità, non si può ignorare come, via via, ognuno degli elementi introdotti, dalla tossicodipendenza, agli svariati personaggi, allo stesso concetto di Anticristo, appena sfiorato, perdano vigore, diventando il superficiale pretesto per dare inizio alla presentazione di una serie di immagini di pretenziosa e spesso insensata blasfemia, che si risolve nel nulla di fatto. L’empatia è annullata dalla superficialità con cui vengono affrontate le tematiche, la paura dal grottesco - buon potenziale, ma mal dosato - il significato resta un mistero che al termine della visione non si ha alcuna voglia di scoprire. Un film dalle tinte interessanti, che, come tanti altri, non riesce a mantenere quel che promette e che probabilmente non verrà ricordato.

*
HORROR

Hesher è stato qui: con un interessante ed innovativo Joseph Gordeon-Levitt, che in questo film rivela la sua capacità di passare da un ruolo all’altro senza lasciare traccia di sè, come ho letto anche altrove, il film mira a stravolgere un mondo grigio ed apparentemente privo di speranza che è quello del lutto della famiglia di TJ, suo padre e la nonna, coinvolgendolo senza apparente motivo nel suo delirio di insensatezza che in qualche modo oppone al lutto la vita. Le riprese, al limite della tragicomicità, riescono ad aprire un varco di angoscia silenziosa nel percorrere l’elaborazione della situazione che ci viene mostrata, che è anche l’elaborazione che devono percorrere i protagonisti, ed assume una dolcezza drammatica via via, arrivando ad un finale che in qualche modo nasconde con la sua forza emotiva -pur non un picco di originalità- la mancanza di scopo che assume alla fine la figura di Hesher, inspiegabile se non alla luce di certe conseguenze. Nonostante questo, intervallato da uno sfondo di Motorhead e Metallica, in linea con l’intera pellicola, e dotato di una certa paradossale poesia, è un film che vale la pena di essere visto e che nonostante la sua semplicità narrativa merita di avere un posto nei ricordi di uno spettatore. Da notare anche una -volutamente- anonima Natalie Portman, calatasi in modo ammirevole nei panni di un’anonima cassiera.***e mezzaDRAMMATICO

Hesher è stato qui: con un interessante ed innovativo Joseph Gordeon-Levitt, che in questo film rivela la sua capacità di passare da un ruolo all’altro senza lasciare traccia di sè, come ho letto anche altrove, il film mira a stravolgere un mondo grigio ed apparentemente privo di speranza che è quello del lutto della famiglia di TJ, suo padre e la nonna, coinvolgendolo senza apparente motivo nel suo delirio di insensatezza che in qualche modo oppone al lutto la vita. Le riprese, al limite della tragicomicità, riescono ad aprire un varco di angoscia silenziosa nel percorrere l’elaborazione della situazione che ci viene mostrata, che è anche l’elaborazione che devono percorrere i protagonisti, ed assume una dolcezza drammatica via via, arrivando ad un finale che in qualche modo nasconde con la sua forza emotiva -pur non un picco di originalità- la mancanza di scopo che assume alla fine la figura di Hesher, inspiegabile se non alla luce di certe conseguenze. Nonostante questo, intervallato da uno sfondo di Motorhead e Metallica, in linea con l’intera pellicola, e dotato di una certa paradossale poesia, è un film che vale la pena di essere visto e che nonostante la sua semplicità narrativa merita di avere un posto nei ricordi di uno spettatore. Da notare anche una -volutamente- anonima Natalie Portman, calatasi in modo ammirevole nei panni di un’anonima cassiera.

***e mezza
DRAMMATICO

plays

Un MUST da vedere assolutamente. 
(Kevin Kline che balla I Will Survive, prova di virilità)

In&Out: una commedia piacevole, con qualche scena particolarmente esilarante, qualche battuta brillante e che nel complesso strappa parecchi sorrisi, affrontando con leggerezza il tema dell’omosessualità scherzando sugli stereotipi con cui spesso questo tema si deve scontrare. Certo, non si tratta di un film di quelli che rimangono impressi per il resto della nostra esistenza, e neppure di una pellicola eccessivamente rilevante nel panorama del cinema gay, tuttavia merita i suoi 90 minuti, specie perchè Kevin Kline che balla I Will Survive è un must che dovrebbero vedere ed amare un po’ tutti. COMMEDIA***

In&Out: una commedia piacevole, con qualche scena particolarmente esilarante, qualche battuta brillante e che nel complesso strappa parecchi sorrisi, affrontando con leggerezza il tema dell’omosessualità scherzando sugli stereotipi con cui spesso questo tema si deve scontrare. Certo, non si tratta di un film di quelli che rimangono impressi per il resto della nostra esistenza, e neppure di una pellicola eccessivamente rilevante nel panorama del cinema gay, tuttavia merita i suoi 90 minuti, specie perchè Kevin Kline che balla I Will Survive è un must che dovrebbero vedere ed amare un po’ tutti. 

COMMEDIA
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Devil: insolito, interessante, a modo suo affascinante. Ha gli elementi del thriller, più che dell’horror, e sarebbe stato forse anche più bello se avessero evitato il soprannaturale, tuttavia riesce ad iniziare e concludere un percorso sensato anche in questo modo, ed assume un significato semplice ma efficace, che non mi è dispiaciuto affatto. Gli attori se la cavano, non sono scarsi sebbene nessuno di loro brilli in modo particolare, i dialoghi sono sensati e nemmeno troppo scontati. Finalmente vediamo in un film persone che quando serve sanno fare il loro lavoro, a parte un paio di clichè di incompetenza che lasciano basiti (ma in un film sembra che lo spettatore debba sempre avere la possibilità di insultare qualche personaggio, ormai l’abbiamo capito). E’ un film piuttosto originale, che affronta un tema trito e ritrito facendone qualcosa di nuovo, e merita il tempo che si spende per guardarlo, riuscendo a non pesare, ad inquietare a sufficienza ed a concludersi esattamente come dovrebbe. Carino. THRILLER***

Devil: insolito, interessante, a modo suo affascinante. Ha gli elementi del thriller, più che dell’horror, e sarebbe stato forse anche più bello se avessero evitato il soprannaturale, tuttavia riesce ad iniziare e concludere un percorso sensato anche in questo modo, ed assume un significato semplice ma efficace, che non mi è dispiaciuto affatto. Gli attori se la cavano, non sono scarsi sebbene nessuno di loro brilli in modo particolare, i dialoghi sono sensati e nemmeno troppo scontati. Finalmente vediamo in un film persone che quando serve sanno fare il loro lavoro, a parte un paio di clichè di incompetenza che lasciano basiti (ma in un film sembra che lo spettatore debba sempre avere la possibilità di insultare qualche personaggio, ormai l’abbiamo capito). E’ un film piuttosto originale, che affronta un tema trito e ritrito facendone qualcosa di nuovo, e merita il tempo che si spende per guardarlo, riuscendo a non pesare, ad inquietare a sufficienza ed a concludersi esattamente come dovrebbe. Carino. 

THRILLER
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The Apparition: premettendo che non riesco quasi più ad apprezzare questo genere di film su fantasmi, demonio e quant’altro, per il semplice fatto che raramente ormai si vede un prodotto originale e ben fatto che abbia questo tema, posso dire che The Apparition avrebbe potuto essere un film quasi interessante. Nonostante una premessa che è un deja-vu fastidioso di altre centinaia di scene identiche, nel mondo del cinema, il film si muove bene sui primi elementi di tensione, giocando in modo piacevole e mai troppo allo scoperto a riempire lo spettatore di un’inquietante aspettativa, all’interno di un ambiente abbastanza innovativo. Nonostante la scarsa capacità interpretativa dei due attori principali, la casa in cui essi si muovono e l’atmosfera che viene a crearsi riesce a dare qualche punto in più alla pellicola, almeno in tutta la prima parte. Il budget piuttosto ridotto a mio parere è comunque ben sfruttato, e l’originalità di alcuni effetti che, personalmente, non avevo ancora visto in questa forma, mi ha sufficientemente colpita. E’ un peccato che, nella seconda parte, il film perda tono e diventi, come ho letto altrove, un accumulo di situazioni slegate e prevedibili, che sembrano dimenticare di sviluppare la trama e persino perdere un senso logico. A nulla servono le spiegazioni di “Patrick”, interpretato da Tom Felton, la cui recitazione è visibilmente indebolita da una mancanza espressiva non da poco. Anche lui, come gli altri, sembra più acerbo di come lo ricordavamo in Harry Potter. Insomma, nel complesso un film che avrebbe dovuto sfruttare meglio i suoi punti di forza, e che non riesce a mantenere le sue promesse. 
HORROR/THRILLER
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The Apparition: premettendo che non riesco quasi più ad apprezzare questo genere di film su fantasmi, demonio e quant’altro, per il semplice fatto che raramente ormai si vede un prodotto originale e ben fatto che abbia questo tema, posso dire che The Apparition avrebbe potuto essere un film quasi interessante. Nonostante una premessa che è un deja-vu fastidioso di altre centinaia di scene identiche, nel mondo del cinema, il film si muove bene sui primi elementi di tensione, giocando in modo piacevole e mai troppo allo scoperto a riempire lo spettatore di un’inquietante aspettativa, all’interno di un ambiente abbastanza innovativo. Nonostante la scarsa capacità interpretativa dei due attori principali, la casa in cui essi si muovono e l’atmosfera che viene a crearsi riesce a dare qualche punto in più alla pellicola, almeno in tutta la prima parte. Il budget piuttosto ridotto a mio parere è comunque ben sfruttato, e l’originalità di alcuni effetti che, personalmente, non avevo ancora visto in questa forma, mi ha sufficientemente colpita. E’ un peccato che, nella seconda parte, il film perda tono e diventi, come ho letto altrove, un accumulo di situazioni slegate e prevedibili, che sembrano dimenticare di sviluppare la trama e persino perdere un senso logico. A nulla servono le spiegazioni di “Patrick”, interpretato da Tom Felton, la cui recitazione è visibilmente indebolita da una mancanza espressiva non da poco. Anche lui, come gli altri, sembra più acerbo di come lo ricordavamo in Harry Potter. Insomma, nel complesso un film che avrebbe dovuto sfruttare meglio i suoi punti di forza, e che non riesce a mantenere le sue promesse. 

HORROR/THRILLER

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